CHIRURGIA PROTESICA DEL PENE (PROTESI PENIENA)
(Le inormazioni contenute in questo sito servono a migliorare , ma NON POSSONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE il rapporto diretto medico-paziente)
Tra le molteplici possibilità terapeutiche nel trattamento della Disfunzione Erettile (DE), l'opzione chirurgica non deve essere trascurata.
Il miglioramento progressivo delle conoscenze anatomiche e fisiologiche, della tecnica chirurgica e della tecnologia dei materiali a fatto si che da molti anni (il Prof. Dario Fontana, a Torino, fu il primo chirurgo ad impiantare una protesi peniena in Italia nel 1971) si possano impiantare protesi peniene per risolvere il problema del DE altrimenti non risolvibile medinate le comuni terapia mediche o iniettive.
Non solo il DE è l'indicazione all'impianto di una protesi peniena, lo sono anche le severe fibrosi dei corpi cavernosi (secondarie e Malattia di La Peyronie o a priapismo) così come il DE dopo una prostectomia radicale per tumore prostatico.
Il razionale di un impianto di protesi peniena è di impiantare nei corpi cavernosi del pene due cilindri che consentano di ottenere una rigidità tale da permettere una penetrazione atta ad avere rapporti sessuali soddisfacienti per il paziente e per la partner. I cilindri impiantati vengono riempiti con soluzione fisiologica mediante l'attivazione manuale di una pompa posta all'interno dello scroto, pompa che trasferisce il liquido da un serbatoio sito nello scavo pelvico ai cilindri stessi.
Nell'immagine a sinistra si vede un esempio di protesi peniena idraulica tricomponente (cilindri, pompa, serbaotio) con all'interno la soluzione fisiologica che consente l'aumento volumetrico dei cilindri al momento della desiderata erezione.
Nell'immagine a destra il disegno riproduce il posizionamento anatomico della protesi: i cilindri sono posti all'interno dei corpi cavernosi, il serbatoio è posizionato nello scavo pelvico lateralmente alla vescica (ma può essere posizionato a livello addominale), la pompa viene inserita a livello scrotale in maniera da permettere, manualmente, l'attivazione (inflate) e/o la disattivazione (deflate) in funzione delle necessità della persona. Come si può vedere l'impianto è completamente interno e la modalità di accesso chirurgico e la relativa cicatrice è pressochè trascurabile in quanto può avvenire tramite una piccola incisione alla base della redice del pene (approccio peno-scrotale) oppure a circa 2 cm al di sopra della sinfisi pubica (approccio infrapubico).
Con l'impianto di una protesi peniena la sessualità cambia: si passa da un contesto di erezione provocata da stimoli, emozioni, fisicità ad un'erezione che, mantenedo queste esperienze sesnoriali e mentali, viene indotta attraverso l'attivazione della protesi. La sensibilità ed il piacere sessuale non cambiano, cambia il modo di raggiungere l'erezione. I pazienti cui l'impianto è stato indicato ocrrettamente e fortemente motivati sono estremamente soddisfatti del risultato al punto che molti di essi si sino offerti di collaborare con pazienti che dovevano affrontare l'intervento.
Si perchè si tratta di sottoporsi ad un intervento chirurgico non complesso ma impegnativo specie nei primi due mesi post-operatori in cui si apprende progressivamente l'utilizzo della protesi e si affrontano i controlli post-operatori. Tale tipo di chirurgia presenta, ovviamente, delle complicanze in particolare il rischio di infezione (che con le protesi attuali è notevolmente ridotto rispetto al passato ma ancora presente) post-operatoria, il danno meccanico della protesi e un modesto accorciamento del pene.
E' pertanto indispensabile arrivare a tale procedura dopo un adeguato e chiaro colloquio ("Counseling") specifico con il chirurgo operatore per valutare:
le indicazioni
le motivazioni del paziente e della partner
le complicanze
a breve termine
a distanza
le modalità operative
la degenza e il periodo post-operatorio
i controli periodici successivi
Last Updated: 27/02/2009