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RIABILITAZIONE ANDROLOGICA DOPO CHIRURGIA DEMOLITIVA SCAVO PELVICO
(PROSTATECTOMIA RADICALE)
(Le inormazioni contenute in questo sito servono a migliorare , ma NON POSSONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE il rapporto diretto medico-paziente)
 
Con la disponibilità di un esame biochimico di semplice esecuzione e bassi costi quele il PSA, la prevalenza e l'incidenza della diagnosi di tumore prostatico è costantemente in crescita in Italia e nel mondo. Ciò permette una diagnosi precoce che, sempre di più, consente di trattare un tumore localizzato alla sola prostata, mediante intervento chirurgico quale la prostatectomia radicale (nei suoi approcci retropubico - RRP - perineale - PRP - laparoscopico - LRP) con asportazione completa della prostata, delle vescichette seminali e la sezione dei dotti deferenti
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A lungo termine, agendo tale chirurgia su organi dell'apparato genitale maschile quali la prostata e le vescichette seminali, sono da attendersi complicanze andrologiche significative.
E' ormai nel bagaglio urologico della maggior parte dei centri italiani l'impiego di tecniche "Nerve-sparing" con risparmio (parziale o totale) dell'innervazione e vascolarizzazione periprostatica ("Bundels neurovascolari") che competono all'innervazione propria dei corpi cavernosi e indispensabile per mantenere l'erezione.
In ogni caso, per un periodo di tempo anche lungo dopo l'intervento, si viene a creare uno stato cosidetto di neuroprassia, ovvero di "paralisi" funzionali dei nervi deputati all'innervazione autonoma dei corpi cavernosi, con conseguente ridotto apporto di ossigeno ed evoluzione verso la fibrosi tissutale che può compromettere, anche in caso di intervento nerve-sparing, la ripresa delle erezioni spontanee.
 
Sia le linee guida della European Association of Urology (EAU) come della Società Italiana di Urologia (SIU) raccomandano un programma di riabilitazione funzionale post-operatorio definito come "Riabilitazione Andrologica" al fine di ridurre gli effetti della neuroprassia e aumentare la probabilità di ripresa di erezioni adeguate dopo l'intervento.
 
Vi sono diversi studi che definiscono differenti protocolli di riabilitazione (esclusi i casi iin cui tali terapia possono essere controindicate - pe: assunzione di nitroderivati, assunzione di anticoagulanti, etc) basati essenzialmente su una fase rappresentata da trattamento intracavernoso con vasodilatatori (PGE1) da effettuarsi settimanalmente 1 o 2 volte per un periodo di due mesi e che dovrebbe essere iniziato molto precocemente dopo la dimissione; e su una seconda fase in cui il trattamento prosegue con farmaci orali quali inibitori delle fosfodiesterasi (IPDE5) da proseguire per altri 2-3 mesi in funzione della risposta del singolo paziente.
 
In ogni caso la valutazione della ripresa, o meno, di erezioni spontanee (o farmacologicamente indotte o favorite), necessita di un tempo anche molto lungo che può arrivare sino a 15-18 mesi dall'intervento.
I fattori prognostici favorenti universamente riconosciuti sono l'età, l'assenza di fattori di rischio cardiovascolari, il basso (sino a 6) valore del punteggio di Gleason ed il valore del PSA non superiore a 10 ng/ml pre-operatorio, oltre, fondamentale, ad una buona motivazione ed ad una sessualità attiva al momento della diagnosi.
 
I programmi di riabilitazione non sono garanzia di successo ma sicuramente è documentato un miglior recupero delle funzioni erettili nei pazienti sottoposti a tali trattamenti rispetto a chi non vi aderisce.
 
Attualmente il programma di riabilitazione andrologica che viene seguito presso la struttura in cui esercito è così sintetizzabile:
 
  • Inizio circa 3-7 giorni dopo la rimozione del catetere vescicale con iniezioni di PGE1 intracavernose partendo da una dose start di 20 mcg (riducibile in funzione della risposta) con frequenza settimanale per due mesi (l'iniezione intracavernosa avviene in ambulatorio oppure può essere praticata direttamented dal paziente dopo un adeguato training).
  • Proseguimento con assunzione di IPDE5 orali tre volte la settimana (di norma il LUN, MER, VEN) alla sera prima di coricarsi per un periodo complessivo di altri 2 mesi.
  • Al termine del programma riabilitativo (4-5 mesi) il paziente viene rivalutato e si modula una eventuale terapia ad hoc in funzione del singolo caso.
  • Tra i 12 ed i 18 mesi dall'intervento si può esprimere una prognosi realistica sulla ripresa ( o sulla mancata ripresa) di erezioni spontanee soddisfacienti per un rapporto sessuale e quindi programmare un iter specifico che, nei casi di mancata risposta, contempla anche l'impianto di una protesi peniena idraulica.
 
Last Updated: 27/02/2009